L’OPPOSIZIONE PER FINTA DI LEGAMBIENTE AL METANODOTTO SARDO E LA SUA SOTTOMISSIONE ALL’IMPERIALISMO DELL’UNIONE EUROPEA !

Vincenzo Tiana, dirigente storico di Legambiente, si oppone alla dorsale sarda del metanodotto <<perché rischia di costituire un serio ostacolo al raggiungimento degli obiettivi innovativi indicati dall’Unione europea al 2030>>, e, come alternativa punta allo <<sviluppo del metano da scarti agricoli, che può rappresentare un’opportunità anche per lo sviluppo per l’isola>>. Gli “obiettivi innovativi” dell’UE per il 2030 sono quelli presenti nell’accordo raggiunto nella notte tra 13 e 14 giugno tra Parlamento europeo, Commissione e Consiglio Ue sul consumo di energie rinnovabili al 2030: le energie rinnovabili dovranno coprire il 32% dei consumi energetici (non solo elettrici quindi, ma complessivi). Un ulteriore incentivo per le scorribande colonialiste per i capitalisti della green economy. Chi pensa secondo l’ideologia capitalista è incapace di comprendere che la realtà effettiva, non solamente quella che appare, non è fatta a compartimenti stagno, dove ogni parte è isolata dalle altre e sempre identica a sé stessa. La produzione capitalista non è produzione per soddisfare i bisogni umani nel quadro dell’organizzazione scientifica del ricambio organico della natura, ma produzione per il profitto. Ogni parte della società è plasmata dalla totalità sociale, per cui la green economy non può sfuggire al suo destino e in questo è compreso il suo essere, anche, scorribanda colonialista in Sardegna, nel Meridione e in Sicilia.
Il modo di pensare antidialettico proprio nell’ideologia borghese nell’epoca dell’agonia del capitalismo porta dritti, dritti al fideismo. Quella di Tiana verso l’Unione Europea è una fede. Perché solo la fede può impedire di riconoscere che l’Unione Europea è un’organizzazione politico-militare del grande capitale europeo per la colonizzazione dell’ex spazio sovietico, il completamento della restaurazione capitalista con regimi autoritari e fascisti (vedi Polonia e Ucraina).
Per arrivare al 2030 dobbiamo affrontare un quadro internazionale in cui i piani energetici dell’UE per quanto riguarda il metano, saranno sottoposti radicali mutamenti se si va avanti nell’accordo raggiunto da Trump con Juncker per l’ampliamento delle forniture di metano USA all’Europa a scapito delle forniture russe ( nell’accordo è compreso pure l’incremento delle vendite di soia all’Europa – Trump si consolida con i grandi e medi farmer degli stati agricoli, la lotta di classe in quelle aree s’intensificherà). C’è la sospensione degli scontri protezionisti tra USA e Europa in funzione antirussa sul fronte del metano. L’attacco precedente di Trump alla Germania di essere dipendente dal gas russo ha dato i suoi frutti. Da qui al 2030 dobbiamo attraversare l’inferno delle cospirazioni e manovre dell’imperialismo.
La lotta al metanodotto è prima di ogni cosa una lotta politica che tocca immediatamente il problema del potere politico delle classi. L’opposizione al metanodotto può essere vittoriosa se piega la giunta Pigliaru con il rapporto di forza e questa è una strada obbligata, non una “libera scelta”.
La storia della lotta di classe in Sardegna, nel Meridione e nelle isole dal 1945 a oggi conferma che tutti i riformisti che ritenevano possibile il “superamento” dei “mali storici” del meridione e delle isole nel quadro del capitalismo hanno fallito. La burocrazia sindacale è stata il veicolo di quest’ideologia e con quest’ideologia ha condotto la classe operaia sarda alla più grande sconfitta economica, politica e culturale dalla nascita della repubblica italiana(vedi il successo elettorale dei 5Stelle del Sulcis-Iglesiente).

Oggi possiamo evitare lo sbandamento e disorientamento politico del movimento operaio, dei pastori e dei contadini in Sardegna, indotti dalla scelta sciagurata del petrolchimico fatta da Segni, Siglienti e Rovelli alla fine degli anni cinquanta del secolo scorso e sconfiggere i nostri nemici di sempre.

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SOLIDARIETÀ AI LAVORATORI E LE LAVORATRICI DELLA SICES DI PORTO TORRES

Contro la chiusura e i licenziamenti: esproprio della fabbrica da parte della Regione Sardegna e riavvio sotto la gestione di un consiglio di fabbrica eletto dai lavoratori!

Ancora una volta l’ennesima storia coloniale. Una multinazionale che sfrutta il territorio e i suoi lavoratori finché può e poi chiude lasciando tutti a casa. La Sices è una storica fabbrica metalmeccanica dell’area industriale di Porto Torres nata inizialmente per i lavori di costruzione del petrolchimico negli anni ’60. Oggi specializzata nelle produzioni di scambiatori di calore, reattori e caldaie a vapore per le centrali elettriche. Appartiene alla Pensotti SRL con sede a Legnano.

Nel 2013 inizia la smobilitazione. Agli inizi di quell’anno l’azienda contava ancora 80 dipendenti 30 accettarono, loro malgrado, la proposta di spostarsi nella sede centrale in continente, gli altri finirono in cassaintegrazione.

Come riferisce l’operaio Mariano Peddis, interpellato per Pesa Sardigna da Cristiano Sabino, nel corso di un’assemblea operaia : “la multinazionale aveva utilizzato la cassa integrazione dal 2013, anche se la produzione è andata avanti fino al 2017, pur fra tagli e crescenti inquietudini. Poi ad un certo punto il crollo e la fine delle illusioni: i problemi di liquidità erano insormontabili e la proprietà ha portato i libri in tribunale chiedendo un concordato in bianco, cioè il blocco delle ingiunzioni di pagamento per quattro mesi con proroga no al 24 luglio, vale a dire fra quattro giorni. Intanto la cassa integrazione ordinaria è finita nello scorso ottobre ed è stata chiesta la cassa integrazione speciale per area di crisi di Porto Torres che terminerà il prossimo ottobre. Insomma un disastro precipitato nel più assoluto silenzio di sindacati e politica locale e regionale.”

I lavoratori lamentano il fatto che non sia l’assenza di commesse, ma la cattiva gestione aziendale alla base del dissesto della fabbrica e della chiusura: «abbiamo due anni di commesse e dentro gli stabilimenti ci sono dieci milioni di euro in lavori da finire e consegnare» – dice un operaio mentre prendo appunti – «sì, abbiamo 12 scambiatori cominciati e quattro reattori da 800 tonnellate iniziati e non finiti. Tutti lavori non terminati perché non c’erano i soldi per comprare merci indispensabili come i fasci tubieri e materiale per saldatura». (Pesa Sardigna 21/07/18).

Infine denunciano l’assenza ed il totale abbandono da parte delle organizzazioni sindacali. Non c’è da stupirsi, la burocrazia sindacale di CGIL CISL e UIL, ha permesso che la classe operaia sarda e di Porto Torres che ha animato le dure vertenze degli scorsi anni contro i licenziamenti dovuti allo smantellamento del Petrolchimico, e del polo dell’alluminio nel Sulcis, fosse sconfitta facendo di Porto Torres e del nordovest della Sardegna un deserto industriale inquinato, senza bonifiche e fatto di miseria e disoccupazione.

I Lavoratori della Secis devo trarre insegnamento dalla sconfitta della Vynils e delle lotte passate. Devono ragionare sul limbo fatto di incertezza, promesse mai realizzate di nuovi acquirenti, e cassaintegrazione in cui languisce la classe operaia dell’area dell’alluminio nel Sulcis Iglesiente da anni. Bisogna lottare per quella che la sola soluzione, e una rivendicazione storica del movimento operaio e di emancipazione sardo: l’esproprio della fabbrica senza indennizzi e la sua regionalizzazione, cioè trasformazione in proprietà della Regione Sardegna, sotto la gestione di un consiglio di fabbrica nominato dagli operai, il riavvio e l’ultimazione delle commesse con in finanziamenti della Sfirs.

Non è vero che i soldi non ci sono. La Regione Sarda non ha scuse, sta finanziando il salvataggio dell’ex San Raffaele ora Mater Olbia e la speculazione privata dei capitalisti del Qatar con 60 milioni di euro sottratti al potenziamento della sanità sarda.

Bisogna inchiodare l’assessorato al lavoro e il consiglio regionale e la giunta Pigliaru alle loro responsabilità!

Bisogna denunciare il tradimento e la collusione della burocrazia sindacale sarda che da anni non convoca uno sciopero generale degno di questo nome per mobilitare i lavoratori e imporre una soluzione alla disastrosa situazione industriale e occupazionale della Sardegna!

Occorre creare un coordinamento sardo di tutte le fabbriche e aziende in crisi e cassaintegrazione in modo da riorganizzare e riunificare tutta la forza dei lavoratori sardi che la burocrazia sindacale tiene criminalmente disunita e dispersa!

Occorre collegare la lotta dei lavoratori e lavoratrici Sices con la battaglia per la realizzazione delle bonifiche e l’impiego dei disoccupati della zona del risanamento ambientale dell’area industriale di Porto Torres!

Facciamo appello ai lavoratori e le lavoratrici della Sices e alle forze classiste politiche, sindacali e indipendentiste di Caminera Noa, per una mobilitazione sotto l’assessorato regionale al lavoro rivendicando l’esproprio senza indennizzo della Sices, la sua nazionalizzazione da parte della regione sarda, il finanziamento delle commesse e della produzione da parte della Sfirs e la gestione della fabbrica da parte di un consiglio eletto dai lavoratori con mandato revocabile. Questa agitazione può ridare fiducia e risvegliare anche la classe operaia del Sulcis e delle altre fabbriche sarde in crisi e mobilitarle in un’unica lotta generale.

Pro s’unidade de su proletariadu sardu

Prospettiva Operaia Sardegna

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Uscire fuori dal pantano del disfattismo. Prepararsi al ritorno della lotta di classe.

La crisi economica mondiale, scoppiata nel 2007 e più grande di quella del 1929, ha come unica soluzione capitalista una prospettiva inedita di barbarie, una guerra mondiale e la distruzione in massa di forze produttive. Questa gigantesca crisi di sovrapproduzione non ha trovato sostegno nella crescita dei BRICS, a loro volta colpiti dalla crisi dei consumi dei paesi occidentali. La difficoltà nel trovare una via d’uscita ha spianato la strada, nel centro dell’imperialismo mondiale, ossia negli Stati Uniti a Donald Trump e alla guerra commerciale. L’attuale presidente, lungi dall’essere un “incidente” è piuttosto l’espressione di una tendenza di una parte delle classi dominanti degli USA ad adoperare il ruolo che occupano nell’economia mondiale per colpire gli altri paesi imperialisti e per approfondire la restaurazione capitalista in Russia e in Cina, ai quali viene chiesto di aprire ulteriormente i propri mercati e l’accesso alle proprie risorse naturali. In questo contesto l’Unione Europea è in uno stato di completo disfacimento. L’impossibilità di procedere verso una maggiore integrazione e l’impraticabilità di ritornare ai mercati nazionali determinano un’impasse nella quale prosperano movimento “sovranisti”, che lontani dall’essere un’alternativa ai governi dell’austerità si caratterizzano piuttosto come serbatoio di riserva delle politiche delle classi dominanti, sullo scenario dell’esaurimento dei partiti tradizionali dell’establishment.

In questo contesto di crisi economica e politica spicca l’Italia, che è nell’occhio del ciclone. Nel paese col terzo debito pubblico al mondo e con un sistema bancario virtualmente fallito, dopo sette anni dall’insediamento del governo Monti (espressione chiara della dittatura bancaria), governa una coalizione di partiti “sovranisti” che hanno ottenuto un significativo successo elettorale sulla base delle promesse di abolizione della riforma Fornero, di abolizione del Jobs Act e di istituzione di un reddito di 780 euro ai disoccupati. Nonostante il loro successo elettorale, il governo al quale hanno dato vita è un governo fragile e instabile, che presto si scontrerà con l’impossibilità di realizzare anche solo una versione pallida del programma promesso. Il tutto avviene sullo sfondo della fine della politica di stimolo all’economia da parte della BCE. La fine del Quantitative Easing, segna il fallimento di un intero periodo, iniziato nel 2008 con le iniezioni di liquidità e che ha visto un incremento con l’acquisto di titoli di stato a partire del 2015, contrassegnato dalla capacità di impedire i default dei singoli paesi concentrando il debito nel cuore della BCE. Il rischio di default italiano (e non solo italiano) implica il default dell’intero sistema finanziario europeo, e di conseguenza la paralisi della totalità dell’economia.

La crisi politica italiana, prodotto della crisi economica, coinvolge non solo i partiti dell’establishment ma anche (e soprattutto) la sinistra, anche quella sedicente “classista e rivoluzionaria”. La mancata comprensione della portata della crisi economica e della conseguente necessità di costruire una linea politica adeguata alla fase che viviamo, il codismo nei confronti delle burocrazie politiche e sindacali, hanno disintegrato la sinistra ed in particolar modo il PCL. A 12 anni dalla sua scissione con il PRC (e a 10 dal suo congresso fondativo), il PCL, che abbiamo contribuito negli anni a costruire, è oggi in una crisi terminale. L’unico terreno di costruzione che questa partito ha conosciuto, ossia quello elettorale, vede alle ultime lezioni un disastro totale con il passaggio dai 200 mila voti del 2008 ai 30 mila presi alle ultime elezioni (in coalizione con Sinistra Classe Rivoluzione). Una lunga crisi della militanza, la perdita negli anni di centinaia di giovani, la mancanza di intervento organizzato nel movimento studentesco e tra le donne, ma soprattutto l’incapacità di applicare a se stesso ciò che viene pedissequamente prescritto in ogni occasione agli altri, ossia un bilancio della propria politica e delle proprie posizioni, hanno disintegrato un partito che aveva l’occasione storica di costruire un partito rivoluzionario nello scenario della disintegrazione della sinistra di governo.

Nel 2004 l’AMR Progetto Comunista, organizzazione fondatrice del PCL, aderì al congresso costitutivo del Coordinamento per la Rifondazione della Quarta internazionale (CRQI), approvando il suo programma, sia pure con riserve su questioni significative. Tale programma era il riflesso oggettivo della reale dinamica degli eventi iniziata nei primi anni ’70 che smentiva su tutti i fronti l’idea che il governo keynesiano dell’economia evitasse le catastrofi; segnalava che il capitalismo si trovava in una fase storica di decadenza e che la restaurazione del capitalismo in Russia e Cina, lungi dal ridare vitalità a questo sistema sociale ed economico, inaspriva tutte le contraddizioni mondiali ed accelerava lo scatenarsi di crisi capitaliste sempre più profonde. Il programma del CRQI annunciava la crisi del 2008, ne spiegava la sua dinamica, e preparava l’intervento del CRQI in questo nuovo scenario mondiale; il CRQI pronosticava che la conseguenza della crisi capitalista sarebbe stata lo sviluppo di ripetute crisi politiche e rivoluzionarie; come conseguenza di questo pronostico rivendicava la costruzione di un partito militante e combattivo, che avesse un ruolo attivo nella lotta di classe, capace di intervenire in queste crisi politiche o addirittura rivoluzionarie. La maggioranza del PCL, il programma del CRQI, pur avendolo approvato non lo ha mai condiviso. Noi lo condividiamo e lo rivendichiamo. Sulla base di quel programma e di quel metodo ci siamo sforzati di produrre analisi i cui contenuti provano che la crisi produce, dal 2008, rivolte, movimenti di sciopero, guerra civile e l’accelerazione della guerra imperialista per completare la restaurazione nell’ex spazio sovietico e in Cina. Le tesi del 2004 furono predittive dello scenario nel quale viviamo oggi.

 

La crisi del partito è dovuta al rifiuto di queste tesi, che sono state comprovate dai fatti: sia

dall’effettivo scoppio della crisi col fallimento della Lehman Brothers che dallo sviluppo dei partiti

“catastrofisti” del CRQI. La maggioranza del PCL, nelle sue analisi è totalmente incapace di

rapportarsi alla realtà oggettiva. Per chi si richiama al socialismo scientifico questo è inaccettabile.

Il socialismo scientifico è tale poiché postula la necessità di fondare la lotta politica per il socialismo su un’analisi oggettiva della società capitalista.

 

Il rifiuto dogmatico del riconoscimento della tendenza del capitalismo alla catastrofe di fronte all’evidenza della bancarotta capitalista mondiale e l’incapacità di affrontare seriamente la discussione fuori dal citazionismo dei suoi dirigenti, ha gettato via qualunque tentativo di demarcazione politica correnti democratizzanti della sinistra. La subordinazione alla linea sindacale di Sinistra Anticapitalista (rifiuto di costruire una tendenza classista nella CGIL) e l’avvicinamento alla presunta “sinistra” dal Segretariato Unificato sono la dimostrazione palese di questa capitolazione. L’intera linea politica, nella nuovissima fase apertasi dall’insediamento del governo, è contrassegnata dal disfattismo e dall’incapacità di comprendere la fragilità del governo (“se davvero si consoliderà un blocco nazionale populista con vasta base di massa – come è possibile – ciò avrà un impatto profondo sull’intero sistema politico e sul terreno della lotta di classe. Una nuova frontiera dello scontro in condizioni più arretrate e difficili. “ http://www.pclavoratori.it/files/index.php?obj=NEWS&oid=5937 02/06/2018)

La tradizionale mancanza di intervento politico di questo partito è particolarmente drammatica in una fase nella quale si apriranno presto enormi contraddizioni tra le aspettative suscitate è la realtà. Non si può pensare di restare impantanati nella routine elettorale. Occorre da subito una svolta politica e nel movimento operaio. Noi, militanti e costruttori del PCL sin della sua fondazione, non resteremo con le mani in mano e riteniamo che ci si debba da subito tirarsi fuori dall’immobilismo di questo partito e costruire un intervento politico nel movimento operaio che si basi su un’analisi scientifica della crisi economa mondiale e della crisi politica a cui ha dato luogo, soprattutto nel nostro paese.

Per questo: proporremo a tutti i militanti combattivi del movimento operaio e della sinistra di costruire una tendenza intersindacale rivoluzionaria alternativa alle burocrazie dei sindacati, cercando di un fare un bilancio delle politiche fallimentari delle forze di opposizione in Cgil e dei sindacati di base; faremo una battaglia al movimentismo che ha avuto un ruolo nefasto nel movimento studentesco e delle donne, rivendicando la centralità della costruzione di un partito, della lotta di massa e di una teoria socialista (a differenza del PCL che nel movimento studentesco capitola al movimentismo e non costruisce il partito, e che tra le donne teorizza un fronte unico con il femminismo borghese, teoria aliena al marxismo e ai suoi principi); e più in generale cercheremo di fare un bilancio dell’esperienza fallimentare del PCL (e delle altre forze “rivoluzionarie” o “trotskiste”) per elaborare un piano ed un metodo per costruire un partito rivoluzionario in Italia.

La costruzione di una frazione all’interno di un partito è l’ultimo tentativo per evitare una rottura. Quando le divergenze sulla costruzione del partito e del suo intervento diventano dirompenti si cerca di trovare una soluzione positiva a queste con una battaglia di frazione. La risposta della segreteria alla nostra battaglia di frazione è stata l’espulsione di un nostro compagno utilizzando un pretesto amministrativo e le manovre per non aprire il dibattito politico (tra cui un ultimatum in cui si ipotizzava la nostra espulsione). Inoltre questo partito è prossimo al collasso: intere sezioni ipotizzano la rottura, le tendenze proliferano e non avranno vita lunga (o perché verranno espulse o perché romperanno) e tutti i fattori che hanno portato questo partito ad una crisi non troveranno una soluzione positiva.

Queste due circostanze ci ha portato a prendere la decisione di rompere con questo partito morente, per non farci trascinare nel suo pantano composto da disfattismo e opportunismo; la costruzione di una nuova forza politica in questo contesto di reflusso politico e di crisi delle forze “rivoluzionarie” è un atto arduo, ma, contraddittoriamente, è l’unica soluzione possibile per uscire da questa fase.

 

Sisinnio Bitti

Umberto Bitti

Gian Franco Camboni

Riccardo Camboni

Stefano Fumagalli

Gianmarco Satta

Sostenitori del CRQI nello stato italiano

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Per una tendenza rivoluzionaria sindacale

Le forze xenofobe, sovraniste e fasciste al governo nello stato italiano, in Austria, in Ungheria ed in Ucraina fanno  il lavoro sporco per il grande capitale nella guerra agli immigrati e profughi africani e asiatici. Il fine è quello di deviare la rabbia, l’odio ed il malcontento operaio  popolare per la classe dominante verso chi è più povero e disperato e di colpire la loro lotta. La prima vittima è stata Soumayla Sacko. Ciò che viene fatto oggi ad africani ed arabi  è già stato fatto alla fine del XIX secolo,  quando nell’Europa occidentale si riversarono dall’impero zarista gli immigrati ebrei per sfuggire ai pogrom (un mezzo per combattere l’ascesa del movimento operaio e socialista in quelle terre), ciò è già avvenuto in Germania e i Europa dopo il 1929. Se il fascismo tedesco vinse e sterminò sei milioni di ebrei è perché il proletariato tedesco fu  mantenuto alle briglie dai socialdemocratici, dai socialisti di sinistra e dagli stalinisti.

Dal 2008 l’aristocrazia finanziaria internazionale ha scandagliato la profondità sociale della bancarotta capitalistica  e la conclusione che ne ha tratto è che fra le grandi masse non aveva più consensi e che la diseguaglianza economica stridente dava impulso all’odio e non alla rassegnazione. Se quest’odio e il malcontento viene padroneggiato dalle forze xenofobe, sovraniste e fasciste non dipende da qualche predisposizione genetica delle masse o dalla loro presunta incapacità a una lotta emancipatrice ma da visioni errate della catastrofe del capitalismo e della direzione di marcia della guerra imperialista, proprie di chi doveva attualizzare le potenzialità rivoluzionarie implicite nella bancarotta capitalistica. Si è perso troppo tempo a discutere se keynesismi vecchi e nuovi potevano dare nuova linfa a questo modo di produzione in putrefazione. Senza manifestarlo,  molti si rifiutavano di prendere atto che il “trentennio glorioso” non era la norma ma un particolare momento determinato da rapporti di forza internazioni e che non è più ripetibile dato il grado di declino del capitalismo. La “sinistra radicale” cha ha attratto  grandi masse, pensiamo a Syriza, ha agito e agisce da luogotenente del padrone di concerto sulla burocrazia sindacale, dietro la quale si nasconde come in Francia. Bisogna invertire la rotta. Noi dobbiamo raccogliere l’odio e il malcontento operaio e popolare per disciplinarlo nella lotta, con tutti i mezzi possibili date le circostanze, contro una minoranza di avidi, turpi e criminali. Il passo obbligato in questa direzione è la costruzione di una tendenza rivoluzionaria sindacale per un fronte unico delle lotte che conquisti la maggioranza della classe salariata.

 

La lotta alla burocrazia sindacale della CGIL

 

La lotta alla burocrazia sindacale della CGIL è vitale, in misura eguale, per l’opposizione classista dentro CGIL e per il sindacalismo combattivo.

L’attuale burocrazia sindacale non è quella del riformismo operaio degli anni cinquanta e sessanta che ha strappato concessioni (dalla riforma della scuola media unificata del 1962 al punto unico di scala mobile del 1975). La burocrazia sindacale della Cgil è quella della collaborazione sistematica con il nemico di classe che si manifestò apertamente nel referendum sul decreto di S. Valentino. La burocrazia della Cgil ha assicurato al padrone lo smantellamento progressivo di tutte le conquiste precedenti. Ha isolato e snervato tutte le lotte nelle grandi, medie e piccole imprese contro i licenziamenti, portando, scientemente, i lavoratori alla sconfitta.

Perciò la burocrazia della CGIL interviene in modo sbirresco quando si crea l’unità tra settori antiburocratici e organizzazioni del sindacalismo combattivo in settori industriali strategici della lotta di classe. Nel giugno 2016 i  delegati gruppo FCA (Fiat-Chrysler-Automobiles) degli stabilimenti di Termoli, Melfi, Val di Sangro e Cassino furono espulsi per aver promosso un coordinamento unitario di lotta con organizzazioni del sindacalismo di base. La burocrazia della CGIL agisce contro il sindacalismo combattivo quando questo diventa l’alternativa effettiva in determinati settori strategici. E’ il caso della logistica. La burocrazia sindacale della CGIL è complice della più feroce rivincita padronale sulla libertà operaia di manifestare il proprio pensiero, quella di Marchionne su Mimmo Mignano, Marco Cusano, Antonio Montella, Massimo Napolitano e Roberto Fabbricatore.

La tendenza rivoluzionaria sindacale deve spingere l’opposizione classista dentro la CGIL a prendere l’iniziativa contro la burocrazia e i suoi gorilla. Invece di disperarsi perché dalla CGIL i voti a Lega e 5Stelle sono stati consistenti – e poi tacere sui responsabili di questo pericoloso disorientamento degli iscritti e dei delegati della CGIL – l’opposizione classista deve organizzare una campagna per denunciare il collaborazionismo sistematico della burocrazia sindacale e dei vantaggi ottenuti. Non c’è cosa più odiosa nei periodi di lacerante diseguaglianza sociale dei segni del privilegio. L’opposizione classista in CGIL deve riprendere  la battaglia del 2016 dei delegati Fiat-Chrysler-Automobiles di Termoli Melfi, Val di Sangro e Cassino per l’unità nella lotta. Apertamente l’opposizione classista deve rivendicare l’unità di lotta con il sindacalismo di base e combattivo e dar vita a una campagna per il rigetto del Testo Unico e la rottura con CISL e UIL. Nessuna rifondazione ma la liberazione dei lavoratori, delle lavoratrici, dei pensionati e delle pensionate dalle briglie della burocrazia.

Il successo dell’opposizione classista nella CGIL ha come condizione che il sindacalismo di base e combattivo diventi un polo di riferimento per la sua volontà di costruzione di un fronte unico in grado di trasformare la difesa in controffensiva.

 

 

 

La difficile strada dell’unità d’azione e programmatica del sindacalismo di base e combattivo

 

Lo sciopero generale del 18 marzo 2016 – indetto da Cub, SI-Cobas, USI-AIT con l’adesione del SGB e combinato con l’intera giornata di sciopero proclamata da FEDER A.T.A. fu un successo – tirava un’aria favorevole a quanti  lavoravano all’unità del sindacalismo di base e che volevano diventare maggioritari. Lo sciopero generale del 21 ottobre 2016 proclamato dal Sicobas e il grande sciopero della logistica del 16 giugno 2017 provavano la volontà di proseguire nella lotta ed estenderla. Questa volontà fu raccolta da CUB, SGB, SI Cobas, USI Ait e Slai Cobas e si proclamò lo sciopero per il 27 ottobre 2017. L’USB invece di aderire,  tirò fuori espedienti da magliari per sabotare lo sciopero unitario. Il gruppo dirigente dell’USB mosso dalla paura di esser costretto ad ammettere di aver sbagliato ad aderire al Testo Unico, anche per la determinata ed unitaria opposizione classista interna dell’USB, demagogicamente indisse lo sciopero dell’11 novembre 2017, con tutto il suo carico di sovranismo. Si sono divisi,  disorientati i lavoratori con l’unico intento di fermare l’avanzata unitaria del sindacalismo combattivo. Il settarismo ha prevalso e si è fatto sentire nel non aver risposto alla chiamata del SIcobas alla lotta contro Marchione a Pomigliano d’Arco.  Il settarismo è prodotto, anche, dal non riconoscimento del carattere strategico della lotta di classe nelle grandi concentrazioni industriali. Il rovesciamento politico del rapporto di forza fra le due classi in lotta non ha nessuna possibilità di successo se nelle grandi concentrazioni industriali meridionali – dalle fabbriche  FCA-Crysler all’Ilva di Taranto – non si lotta contro il dispotismo padronale per salari più alti e per il salario ai disoccupati. La classe operaia occupata sa che se l’esercito industriale di riserva non muove all’attacco del grande capitale, s’inasprirà la sua propria condizione servile e il suo impoverimento.

Bisogna riprendere la strada là dove si è interrotta e smascherare tutti i tentativi futuri volti ad ostacolare l’adesione della maggioranza dei lavoratori al sindacalismo combattivo ed antiburocratico. L’agonia del capitalismo sta riproducendo le stesse dinamiche economiche  internazionali seguite al crollo del 1929. La guerra condotta a colpi di protezionismo tra UE e USA sarà superata con la ripresa dell’offensiva degli USA e dei suoi alleati della Nato contro la Russia e con giapponesi, indocinesi e australiani contro la Cina. Quelle che la geopolitica, pseudoscienza, denomina “guerre locali”, sono momenti della dell’iniziativa strategica per ridurre la Russia e la Cina alla condizione di semi colonie, a questo servono il riarmo della Nato nell’est europeo e le portaerei USA dall’Oceano Indiano al Pacifico . L’epoca dell’agonia del capitalismo è segnata da bancarotte economiche che si manifestano con la crisi di regimi politici, col il militarismo e la guerra imperialista e con rivoluzioni: << Queste contraddizioni conducono naturalmente a esplosioni, cataclismi, crisi in cui una momentanea sospensione di ogni lavoro e la distruzione di una gran parte di capitale lo riducono violentemente al punto in cui può tirare avanti….. senza commettere suicidio……Ma queste catastrofi regolarmente ricorrenti conducono alla loro ripetizione su scala più alta, e, infine al crollo violento del capitale>> (Marx). Tutto il XX secolo è una conferma della teoria della catastrofe. Dal 2008 a oggi abbiamo visto una ripresa della lotta di classe internazionale che prelude a battaglie che non si sono mai viste dal secondo dopoguerra a oggi. Poiché la classe dominante non può e non vuole fare nessuna concessione, per fermare la lotta utilizzerà principalmente la repressione legale e lo squadrismo xenofobo per il lavoro sporco (aggressioni, omicidi e pogrom contro gli immigrati).  Non è rinviabile la costruzione di un’unione di autodifesa. Le masse proletarie native e quelle immigrate devono vedere una forza proletaria disciplinata e unitaria che difenda le loro libertà politiche. Abbiamo sulla questione una grandiosa tradizione operaia europea risalente agli anni venti e trenta da cui c’è molto da apprendere, tenendo ben presente una differenza. Molti dei giovani e meno giovani  operai delle unità di autodifesa dei partiti socialisti e comunisti negli anni venti e trenta erano tutti ex soldati della prima guerra mondiale, oggi dopo l’abolizione della leva intere generazioni non hanno nessuna istruzione militare. Dal punto di vista del democraticismo rivoluzionario la situazione è gravissima perché in questo modo la democrazia in questo modo non può essere in alcun modo difesa. Per questa ragione i partiti operai della Seconda Internazionale erano contro l’esercito professionistico e per l’armamento generale del popolo, rivendicazioni contenute nel Programma minimo.

 

 

 

Contro il sovranismo,  per la distruzione del Direttorio dell’Unione Europea, per l’abolizione del debito pubblico, per l’unificazione delle lotte in Europa

 

Il sovranismo è pericoloso non perché può diventare un regime duraturo, ma perché il malcontento e l’odio delle masse verso la classe dominante viene deviato in modo reazionario. A differenza del fascismo il cui apparato militare era costituito da ex ufficiali e sottoufficiali, il sovranismo non ha quadri militari. Può servirsi di elementi della malavita, ma questi non gli assicurano continuità e le forze fasciste nello stato italiano non hanno, ancora, la forza di organizzare pogrom.  Non hanno, neanche, per il momento,  la forza dei fascisti ungheresi che organizzano spedizioni nei villaggi agricoli rom ungheresi, dato  che sono questi ultimi sono sedentari. Queste debolezze  svantaggiano il governo sovranista che si regge, solamente, su un  fragile e volatile consenso elettorale. Alla fine di quest’anno i gialloverdi continueranno a vantare la loro guerra a uomini, donne e bambini dell’Africa, del Medioriente e dell’Afghanistan e non altro.

La disillusione dei settori proletari che hanno votato Grillo e Salvini renderà più agevole far comprendere che non esistono abolizioni parziali del debito statale e che la sua abolizione consiste nella confisca delle banche, delle società finanziarie e delle imprese che ne sono le proprietarie. La battaglia per l’abolizione del debito pubblico è una lotta della classe operaia e del proletariato dell’Unione europea per rovesciare il Direttorio di Bruxelles  e quello della Banca Centrale. Per parafrasare Trotsky, se il debito dello stato si regge sulle baionette degli eserciti capitalistici la sua abolizione si fonda sulle baionette del proletariato. Siamo d’accordo con chi scrive che “Il debito di stato è un debito di classe”. Dobbiamo completare l’accordo con questo punto: poiché il debito è di classe,  solo con la fine della dominazione politica di questa classe ci libereremo dal peso del debito che ci hanno caricato.

Ci dobbiamo preparare a combattimenti decisivi. Non ci sono in ballo guerre mondiali e nuove fasi di accumulazione. L’alternativa è tra la barbarie della catastrofe capitalistica e la rivoluzione socialista e la lotta sindacale combattiva è una scuola di rivoluzione.

 

 

I Comitati di lotta e il loro coordinamento generale

Per conquistare la maggioranza della classe salariata in ogni lotta l ’opposizione classista nella CGIl ed il sindacalismo di base devono costituire comitati di lotta che includano e rendano protagonisti tutti coloro che vogliono scuotersi il  peso della burocrazia. I comitati d’azione incoraggeranno i settori deboli del proletariato ad avere fiducia nella lotta ed in loro stesse. La costruzione di comitati di lotta è l’antidoto al settarismo. La tendenza rivoluzionaria sindacale dovrà essere l’anima dei comitati di lotta.

 

 

 

 

 

 

 

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No al Mater Olbia ! Si alla sanità pubblica e gratuita per tutti, fuori dalle amministrazioni sanitarie gli agenti degli speculatori privati!

 

Con questo comunicato denunciamo un fatto gravissimo avvenuto questa mattina. Un nostro compagno stava partecipando insieme ai compagni di Caminera Noa ad un volantinaggio all’ingresso della sede dell’Ospedale di Olbia in viale Aldo Moro per invitare alla partecipazione alla manifestazione di domenica 17 giugno contro i finanziamenti pubblici all’ospedale privato Mater Olbia. A quel punto le guardie giurate dell’ospedale sono intervenute per tentare di impedire la diffusione del volantino. Successivamente, come denunciano i compagni sono entrate nell’area bar dell’ospedale e hanno sequestrato tutti i volantini che erano stati lasciati li. Il fatto è doppiamente grave perché da una parte si è tentato d’impedire la libera espressione e la denuncia da parte di un gruppo di cittadini di un’operazione speculativa a danno del diritto alla salute e del sistema sanitario pubblico. Dall’altra la cosa ancor più grave e che tale attacco provenga direttamente, in questo caso, da qualche dirigente della sanità pubblica. Solo un responsabile interno dell’ospedale di Olbia, può aver ordinato alla guardie di intervenire per sequestrare i volantini. Questo significa che vi è una collusione tra alcuni amministratori della sanità pubblica e gli interessi privati in sanità a danno del diritto alla salute e ad una sanità pubblica e gratuita. Invitiamo le organizzazioni sindacali della struttura a richiedere un’inchiesta interna per accertare lo svolgimento dei fatti e le responsabilità. Non possiamo tollerare che degli amministratori sanitari pubblici dipendenti dello stato, pagati cioè dalle tasse che i lavoratori salariati versano ogni anno, e per questo tenuti a garantire un servizio pubblico efficiente si facciano cani da guardia degli interessi della sanità privata. Questo significa prendere per il culo i lavoratori e i cittadini poveri che le cure private nemmeno possono permettersi. Questo significa essere complici del trasferimento di una parte delle risorse pubbliche dalla sanità pubblica a quella privata, a svantaggio delle strutture esistenti ed è intollerabile che ad esserlo siano gli stessi chiamati a gestirle.

È ora di finirla con le truffe e le magagne fatte sulle spalle dei lavoratori, da politicanti miserabili sempre in cerca di voti in cambio della promessa di qualche posto di lavoro, manager pubblici strapagati e burocrati sindacali deboli o prezzolati, e capitalisti privati!

Ricordiamo al sindacato CGIL quanto affermato al convegno sulla sanità del 2015 dalla segreteria della Funzione Pubblica : «la scelta strategica per noi è qualificare il nostro SSN, non privatizzarlo. È per questo che da subito ci siamo detti contrari all’apertura del Mater di Olbia che è stato visto da parte della politica della Provincia di OT come un volano di sviluppo. Perché invece non investire quelle risorse nell’efficientamento dei servizi pubblici? Forse quei capitali esteri si sarebbero potuti impiegare per sviluppare altri settori produttivi, senza contare che per noi non è indifferente da dove viene il finanziamento e dove vanno le nostre risorse», e a chiarire le posizioni di sorpresa, indignazione e preoccupazione della segretaria territoriale della CGIL Luisa di Lorenzo. La segretaria di Lorenzo dovrebbe preoccuparsi ed indignarsi per i soldi pubblici dati alla sanità privata sottraendoli a quella pubblica.

Concludiamo con l’invito a partecipare in massa alla manifestazione di fronte al Mater Olbia domenica 17 giugno alle ore 11: contro i soldi pubblici regalati alla sanità privata, per impiegarli nel potenziamento delle strutture e servizi già esistenti, eleminare le liste d’attesa e i “viaggi della speranza”, rafforzare i presidii locali.

 

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PAOLO SAVONA IDEOLOGO E ORGANIZZATORE DELL’OFFENSIVA CONTRO LA CLASSE OPERAIA SARDA SFRUTTATA DA ENI, IRI, EFIM DURANTE GLI ANNI OTTANTA E NOVANTA. ISTADI MUDU !

Ha agito in questa offensiva dai seguenti posti di comando:  direttore servizio studi di Banca, d’Italia,direttore di Confindustria (con presidente, G. Carli) dal 1976 al 1980; presidente del Credito Industriale Sardo dal 1980 al 1989; segretario generale per la Programmazione Economica al Ministero del bilancio (1980-1982); direttore generale e poi amministratore delegato della Banca Nazionale del Lavoro (1989-1990); Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, con delega al riordinamento delle partecipazioni statali nel governo Ciampi (aprile 1993 – aprile 1994).

Per sfondare a sinistra e far capitolare il Partito Comunista Italiano e la CGIL in Sardegna sullo smantellamento   dell’industria mineraria, chimica e metallurgica, Savona s’inventò la teoria della “accumulazione endogena della Sardegna”. L’industria pubblica aveva accresciuto  la dipendenza e ostacolato l’accumulazione endogena di capitali privati. Lo smantellamento doveva essere graduale. Uno scontro frontale avrebbe avuto esiti non favorevoli per il regime democristiano in cui ha prosperato il prof. Savona. Dal 1989 al 2012 la classe operaia sarda ha resistito. Non c’era un partito rivoluzionario a guidare la trasformazione delle lotte di resistenza in controffensiva, per ciò ha perso e ha votato i 5Stelle.

Nel Sulcis-Iglesiente e a P.Torres c’è un’altissima percentuale di morti e ammalati cancro per i crimini ambientali di amministratori delegati, consiglieri e grandi azionisti questo è il risultato della politica industriale del regime democristiano.

Paolo Savona dai posti di comando più recenti – 2005-2006, durante il governo Berlusconi III, a capo del Dipartimento per le Politiche Comunitarie della Presidenza del Consiglio dei ministri e Coordinatore del Comitato Tecnico per la Strategia di Lisbona, che ha redatto il Piano Italiano per la Crescita e l’Occupazione presentato alla Commissione Europea il 15 ottobre 2005; presidente del Consiglio di Amministrazione di Euklid, società inglese di tecno finanza – non ha mai aperto bocca sul disastro sanitario del Sulcis e di P. Torres provocato dalla politica di cui, anche, lui è stato ideatore ed esecutore.

Oggi cerca di dividere la classe operaia con l’illusione sovranista. Istadi mudu!

 

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NEL BICENTENARIO DI KARL MARX, IL SOCIALISMO SCIENTIFICO SBARAGLIA I SUOI NEMICI !

<<….in primo luogo, imparare; in secondo luogo imparare; in terzo luogo, imparare, e poi controllare ciò che si è imparato,  affinchè la scienza non rimanga lettera morta o frase alla moda ( come da noi, non v’è alcuna ragione di nasconderlo, accade molto spesso), affinchè la scienza diventi realmente carne della nostra carne, sangue del nostro sangue, affinchè essa diventi in modo completo e reale parte integrante della nostra vita>>  Lenin, Meglio meno, ma meglio, 2 marzo 1923.

La nuova generazione di lottatori, di agitatori e di propagandisti comunisti – che ha iniziato il combattimento di classe in questa crisi inarrestabile – deve confutare lo scetticismo corrosivo e impotente, seminato e coltivato  ad arte dalla classe dominante, per confondere e disorientare i settori di salariati che vogliono lottare.

Questa generazione – che costituirà i reparti d’assalto dell’esercito del lavoro nell’uragano rivoluzionario che si avvicina – dev’ essere consapevole che i suoi compiti sono posti dalla necessità storica e che <<la vittoria è un compito strategico>>, e, di conseguenza, <<è necessario sfruttare le condizioni propizie di una crisi rivoluzionaria per mobilitare le masse: partendo dal livello dato della loro “maturità”, bisogna spingerle avanti, far capire loro che il nemico non è affatto onnipotente, che è lacerato da contraddizioni, che dietro l’imponente facciata regna il panico>> (Trotsky).

Abbiamo la certezza di un bilancio trionfante: tutti coloro che hanno provato a negare alla   concezione materialistica della storia e alla critica dell’economia politica il valore di scienza sono stati confutati prima dalla teoria e poi, ripetutamente, dalla storia reale, non dalle “narrazioni”. Il fatto che i ciarlatani continuino a provarci, è il segno della paura dell’aristocrazia finanziaria per il regolamento definitivo verso cui procediamo.

 

Bernstein e la “scienza pura e imparziale”

1)Alla fine del XIX secolo, l’Internazionale Operaia Socialista era una potente organizzazione operaia che attraeva gruppi consistenti di giovani intellettuali, provenienti dalla media e dalla piccola borghesia. Si trattava di una manifestazione dell’impotenza della borghesia, entrata nell’epoca dell’oscurantismo e della reazione, a dare soluzioni progressive ai problemi che poneva l’antagonismo tra lo sviluppo delle forze produttive e la conservazione, totalmente arbitraria, dei rapporti sociali capitalistici . Per cercare di mettere fine all’influenza del socialismo scientifico sui giovani intellettuali e scienziati che rinnegavano la borghesia, fu elaborata l’arma dell’apologia indiretta del capitalismo. Lukacs, a cui dobbiamo lo la trattazione sistematica di quest’arma ideologica della borghesia decadente – La distruzione della ragione – ci ha formulato l’essenza dell’apologia indiretta del capitalismo: <<Mentre l’apologia diretta si preoccupa di nascondere, di contestare in modo sofistico, di far sparire in modo sofistico, le contraddizioni del capitalismo, l’apologetica indiretta prende le mosse proprio da queste contraddizioni, ne riconosce l’effettiva esistenza e l’impossibilità di negarle come dato di fatto, ma ne da un’interpretazione che – nonostante tutto questo torna a vantaggio della conservazione del capitalismo. Mentre l’apologetica diretta s’ingegna a presentare il capitalismo come il migliore degli ordinamenti, come la vetta suprema e definitiva dell’umanità, l’apologetica indiretta mentre in rilievo senza riguardo i lati cattivi e gli orrori del capitalismo, ma afferma che essi non sono proprietà specifiche del capitalismo, ma della vita umana ma dell’esistenza in generale. Ne consegue necessariamente che la lotta contro questi mali appare fin da principio non solo cosa vana, ma come qualcosa di assurdo, come un tentativo di distruggere l’essenza stessa dell’uomo”(pag. 206). I maestri dell’apologia indiretta sono : gli irrazionalisti (Schelling, Schopenauer, Nietzsche e le filosofie della vita), pensatori di cui si è nutrito dalla fine degli anni sessanta il postmodernismo e il suo campione italiano, Massimo Cacciari. Gli pseudo razionalisti che riabilitarono lo scetticismo di Hume e l’agnosticismo di Kant, fanno, invece, l’apologia diretta. Ciò che accomuna queste due correnti è una concezione che nega l’oggettività alla conoscenza umana: non possiamo andare oltre i fenomeni, non possiamo conoscere le leggi oggettive che spiegano i fenomeni naturali e la storia umana. Bernstein appartiene a coloro che resuscitarono l’agnosticismo di Kant per negare la necessità storica della rivoluzione socialista e, conseguentemente, il socialismo scientifico.

Bernstein concentrò i suoi attacchi, per negare il carattere di scientificità alla concezione materialistica della storia, in una conferenza organizzata dall’Unione studentesca di Berlino per lo studio della scienze sociali il 17 maggio del 1901. Il titolo della conferenza era, “E’ possibile il socialismo scientifico ?”.

Lo stratagemma teorico per rispondere negativamente alla domanda consisteva nel porre il socialismo come “ideale”, come “dover essere morale”: <<Ma che si concepisca come una condizione, una teoria o un movimento, entra sempre nel socialismo un elemento ideale che il socialismo, sia che sia un ideale stesso o un movimento verso questo ideale…..Egli è qualcosa che deve essere, o un movimento verso qualcosa che dev’essere>>. Seguendo Kant,  il socialismo è ridotto a metafisica, a “ideale regolativo”.

Tutta la filosofia di Kant ha un fine: quello di confutare il materialismo di Spinoza, la forma di materialismo più elevata di quell’epoca. La filosofia di Kant – che ha pensato di dare un fondamento alla dinamica e all’astronomia galileiano-newtoniana su inesistenti forme a priori della coscienza umana – è la tipica filosofia degli scienziati opportunisti che vogliono bloccare lo sviluppo delle generalizzazioni materialistiche spontanee della scienza. La nostra conoscenza è l’organizzazione della nostra esperienza sensoriale, tramite delle forme non derivate dall’esperienza materiale, a priori, appunto, come le chiama Kant. Lo spazio e il tempo, le categorie del nostro pensiero non sono riflessi della materia nel nostro cervello. Sullo spazio e sul tempo,  quali pure forme ideali, Kant fonda la geometria e la matematica. Lo spazio di Kant non è altro che l’assolutizzazione idealistica della geometria euclidea. Nel 1901, quando Bernstein, fece la conferenza, da un bel po’ di tempo erano state scoperte le geometrie non euclidee, che resero  quella di Euclide un caso limite. Einstein utilizzò le geometrie non euclidee per descrivere lo spazio della teoria della relatività generale. Ciò significa che la geometria euclidea è falsa? No, vale in un ambito determinato e ha perso il carattere di assolutezza che le era stato conferito nel passato:<<…le nostre concezioni del tempo e dello spazio riflettono, nel corso del loro sviluppo, il tempo e lo spazio oggettivamente reali, accostantisi qui, come in generale, alla realtà obiettiva>> (1). Quando Bernstein si aggrappa a Kant, considerandolo il campione del sapere critico, cadeva nel dogmatismo proprio perché non vedeva che l’assolutizzazione della geometria euclidea del filosofo tedesco era stata confutata.

 

2)<< Il movimento socialista in quanto manifestazione collettiva costituisce l’oggetto dello  studio di questa teoria[il materialismo storico] che cerca di comprenderlo, di spiegarlo, e così di dargli le armi e a chiarirlo a sé stesso; ma questo movimento è evidentemente così poco un movimento scientifico quanto lo era il movimento dei contadini tedeschi, la rivoluzione francese o ogni altro conflitto storico>> (2) Per Bernstein il movimento operaio e socialista non differisce dagli altri movimenti rivoluzionari del passato, ciò che gli interessa è provare che non può avere una visione scientifica di sé stesso, insomma il movimento socialista non può applicare a se stesso il principio fondante la scienza storica – che la coscienza deriva dall’essere sociale – e che le sue rivendicazioni non emergono dalla conoscenza delle leggi immanenti del capitalismo che ne determinano le  contraddizioni e la fine. Qual è la ragione della non scientificità del movimento socialista ? << La denominazione di scientifico condurrebbe a pensare che il socialismo in quanto teoria tenderebbe a essere o dovrebbe essere una scienza pura. Questa idea non è solamente falsa; essa nasconde un pericolo grave per il socialismo. Essa rischia di togliere precisamente ciò che una delle condizioni essenziali per il giudizio scientifico l’imparzialità>> (3). Non può esserci scienza in rapporto agli interessi di una classe o anche della specie umana in generale:<<La sola questione che si pone è di sapere se e fino a che punto il fatto di essere un partito politico lascia al socialismo questa imparzialità teorica, prima condizione per la vera scienza. E si può rispondere che il grado d’imparzialità è misurato dalla conoscenza più o meno chiara dei limiti che separano la scienza, in quanto conoscenza oggettiva dai programmi e dalle teorie dei partiti politici>>(4). Da Kant, Berntein deriva una concezione della conoscenza astratta e astorica, dove si confrontano un soggetto ed un oggetti astratti privi di contenuto storico-materiale e che esistono solo nel cervello di Kant e di Bernstein. La conoscenza e la scienza, al contrario, nascono da interessi pratici, legati a come la specie umana sviluppa la sua esistenza: << In primo luogo il lavoro è un processo che si svolge fra l’uomo e la natura, nel quale l’uomo per mezzo della propria azione produce, regola e controlla il ricambio organico fra se stesso e la natura: contrappone se stesso, quale una fra le potenze della natura, alla materialità della natura……Operando mediante tale moto sulla natura fuori di sé e cambiandola, egli cambia allo stesso tempo la natura sua propria. Sviluppa le facoltà che in questa sono assopite e assoggetta il giuoco delle loro forze al proprio potere….. Il nostro presupposto è il lavoro in una forma nella quale esso appartiene esclusivamente all’uomo. Il ragno compie operazioni che assomigliano a quelle del tessitore, l’ape fa vergognare molti architetti con la costruzione delle sue cellette di cera. Ma ciò che fin da principio distingue il peggiore architetto dall’ape migliore è il fatto che egli ha costruito la celletta nella sua testa prima di costruirla in cera. Alla fine del processo lavorativo emerge un risultato che era già presente al suo inizio nella idea del lavoratore, che quindi era già presente idealmente. Non che egli effettui soltanto un cambiamento di forma dell’elemento naturale; egli realizza nell’elemento naturale, allo stesso tempo, il proprio scopo, che egli conosce, che determina come legge il modo del suo operare, e al quale deve subordinare la sua volontà>>(5).

Proprio la concezione idealista soggettiva di Kant impedisce a Bernstein di comprendere che la scienza di cui lui parla, nasce in rapporto alle esigenze della borghesia rivoluzionaria nella sua lotta contro la nobiltà e per sviluppare le forze produttive.

Il principio d’inerzia, che fonda tutta la dinamica, era presente in modo implicito nel sistema atomistico di Democrito, ma non potè essere reso esplicito fino a quando non emersero le esigenze di una nuova scienza del moto, legata ad interessi pratici. Galileo il fondatore della dinamica e della scienza fisica in generale è stato il fondatore e, anche, il maggior esperto di balistica del suo tempo. Dimostrò che la traiettoria di un proiettile nel vuoto costituisce una parabola e che se non si tiene conto della resistenza dell’aria ne derivano  seri errori di calcolo. Ma per riuscire in quest’opera Galileo dovette combattere e confutare la fisica aristotelica negando che la quiete sia lo stato naturale dei corpi, e che la velocità di caduta è direttamente proporzionale al peso del corpo. Galileo, negando Aristotele, ci ha dato la legge del moto uniformemente accelerato in cui le variazioni di velocità sono direttamente proporzionali agli intervalli di tempo in cui hanno luogo. Galileo non ci ha lasciato la formulazione del principio d’inerzia, furono Cartesio e poi Newton a darne la formula, ma il moto uniformemente accelerato presuppone quel principio che è possibile solamente in un universo infinito, dove si muovono atomi senza alcuna direzione privilegiata; l’universo di Democrito, appunto! Galileo provò sperimentalmente la legge, con l’esperimento del piano inclinato. Nel pensiero aristotelico l’esperimento era inconcepibile in quanto la scienza “pura” esclude ogni riferimento alla pratica e agli strumenti. Difetti mentali di Aristotele? No. Nel modo di produzione schiavistico non veniva preso in considerazione lo studio delle leggi di natura per derivarne tecniche e macchine per aumentare la produttività del lavoro. Solamente con la borghesia rivoluzionaria e il capitalismo lo studio delle leggi oggettive della natura da cui derivare le tecniche diventa l’obiettivo della scienza, perché bisogna potenziare la produttività e ridurre, per quanto è possibile, il costo del lavoro con l’innovazione tecnica. La termodinamica non sarebbe mai potuta nascere nel modo di produzione schiavistico, nasce invece dalle esigenze poste dallo sviluppo del capitalismo alla fine del XVIII :<< La scienza deve certamente tener conto delle invenzioni realizzate….da quanti lavorano in officina, nei cantieri, nelle miniere, ma deve soprattutto mirare a darcene una spiegazione razionale, cioè a scoprire le leggi della natura che gli “empirici” avevano appena vagamente intraviste e approssimativamente applicate. L’esempio più clamoroso  di questa rielaborazione e sistemazione teorica sarà offerto dalla termodinamica che, prendendo lo spunto dai risultati ottenuti dai costruttori di macchine a vapore, riuscirà- verso la fine dell’ottocento – a scoprire i principi generali che regolano le trasformazioni dell’energia meccanica in energia termica e viceversa>>(6). Francis Bacon, l’araldo della rivoluzione scientifica(7), non lascia dubbi sullo scopo interessato, non “puro” della nuova scienza: “la conoscenza delle cause e dei segreti movimenti delle cose per allargare i confini del potere umano verso la realizzazione di ogni possibile obiettivo” (8).

 

3) Nel 1902 G. Plekhanov intervenne, nella discussione suscitata dalla conferenza di Bernstein, con un lungo articolo intitolato “Risposta a E. Bernstein” (9). Il marxista russo rispose a quei critici di Marx e di Engels, che nella discussione sul socialismo scientifico tentavano di dimostrarne l’impossibilità, con la seguente argomentazione: << Se il socialismo è possibile [dicono], allora è possibile anche la scienza sociale borghese, che è un’assurdità contraddittoria, poiché la scienza non può essere né socialista né borghese. L’economia politica borghese è impensabile come la matematica socialista.” (10). La risposta di Plekhanov: “ Anche questo argomento si basa sulla confusione delle idee. La matematica non può essere né socialista né borghese – è vero. Ma ciò che è vero per la matematica non è vero per le scienze sociali….L’oggetto dell’indagine della scienza sociale è la società e la società si sviluppa e, di conseguenza, cambia. E’ proprio questo cambiamento questo sviluppo, che offre la possibilità della scienza sociale borghese e, in modo analogo del socialismo scientifico. Nel suo sviluppo la società passa attraverso alcune fasi a cui corrispondono le fasi di sviluppo delle scienze sociali; per esempio, ciò che chiamiamo economia borghese è una fase di sviluppo delle scienza economica, e quella che chiamiamo economia socialista è un’altra fase, che segue immediatamente la prima.  Cosa c’è di sorprendente in questo? Dove sono le assurdità auto contraddittorie ? Sarebbe sbagliato pensare  che l’economia borghese consista solo di errori: Niente del genere. Nella misura in cui l’economia borghese corrisponde a una determinata fase di sviluppo sociale, essa conterrà una verità scientifica inconfutabile. Ma questa verità è relativa, precisamente perché corrisponde solo ad una certa fase dello sviluppo sociale. Tuttavia, i teorici borghesi, che immaginano che la società debba sempre rimanere nella fase borghese, attribuiscono un valore assoluto alle loro verità relative>> (11). Il principio su cui si fonda la critica dell’economia politica è la teoria del valore-lavoro e la legge della caduta tendenziale del saggio del profitto è impensabile senza la teoria del valore-lavoro, ma questa teoria è stata elaborata prima di Marx,  da A. Smith e da D. Riccardo. Marx la arricchisce in quanto viene preso in considerazione il lavoro sociale. Ma i due fondatori del socialismo scientifico la spiegano, a differenza dei primi, mostrandone i suoi presupposti sociali e quindi la sua relatività storica. Tutto ciò è possibile in quanto i presupposti sociali della teoria del valore-lavoro vengono spiegati col principio che “è l’essere sociale che fa la coscienza”.

La dialettica ed il materialismo, che Bernstein ha cercato di confutare senza alcun successo, hanno permesso a Karl Marx di dimostrare che il limite del capitale è il capitale stesso e che la scienza e la tecnica da esso derivata pongono le basi materiali e conoscitive del comunismo: <<Ma nella misura in cui si sviluppa la grande industria, la creazione della ricchezza reale viene a dipendere meno dal tempo di lavoro impiegato che dalla potenza degli agenti che vengono messi in moto durante il tempo di lavoro>>, non saranno  il lavoro immediato né il tempo di lavoro ad essere<< il grande pilone di sostegno della produzione e della ricchezza>>, ma << ma l’appropriazione della sua universale forza produttiva, la sua comprensione della natura e il dominio su di essa attraverso la sua esistenza di corpo sociale>>. In queste condizioni <<il lavoro eccedente della massa ha cessato di essere la condizione dello sviluppo della ricchezza generale, così come il non lavoro  dei pochi ha cessato di essere condizione dello sviluppo delle forze generali della mente umana. Così la produzione basata sul valore di scambio crolla, e il processo produttivo materiale immediato viene a perdere anche la forma della scarsità e dell’opposizione>>.  Allora, e solo allora: <<Il libero sviluppo delle individualità, e, quindi non  la riduzione del tempo di lavoro necessario per creare lavoro eccedente, ma in generale la riduzione del lavoro necessario della società ad un minimo, a cui corrisponde poi la formazione e lo sviluppo artistico, scientifico ecc. degli individui grazie al tempo divenuto libero e ai mezzi per tutti loro>>(12).

Bernstein, Popper e l’impossibilità delle previsioni storiche (secondo loro)!

<<Il materialismo dialettico contemporaneo si è reso conto molto meglio dell’idealismo di questa verità: gli uomini fanno la loro storia senza averne coscienza…..Gli uomini hanno fatto e dovranno fare la loro storia inconsciamente, fintanto che le forze motrici della storia agiranno a loro insaputa nell’ombra. Ma una volta scoperte queste forze, una volta conosciute le leggi della loro azione, gli uomini diventeranno capaci di servirsene, di sottometterle alla ragione. Il merito di Marx consiste nell’avere scoperto queste forze e sottoposto la loro azione allo studio più accurato. Il materialismo dialettico che, nell’opinione dei filistei, doveva trasformare l’uomo in automa, apre, e per la prima volta nella storia, le porte al regno della libertà e dell’azione cosciente. Ma in questo regno si può penetrare solo a condizione di modificare interamente l’attività sociale così come è oggi. I filistei ne hanno coscienza, o, per lo meno il presentimento. Perciò la spiegazione materialistica della storia li rattrista profondamente; ed è per questo che non vi è un filisteo che possa o che desideri comprendere o assimilare il marxismo nella sua pienezza. Hegel considerava il proletariato come folla. Per Marx e per i marxisti, il proletariato è una forza immensa, il portatore dell’avvenire>> G. Plekhanov (13).

<<La possibilità di libera attività storica (cosciente)di ogni individuo è uguale a zero, se alla base delle libere azioni umane non c’è una necessità comprensibile al soggetto agente>> G. Plekhanov (14)

Bernstein e Popper rientrano nel campo dei filistei identificati da Plekhanov. Per combattere il socialismo scientifico sul piano della possibilità delle previsioni della scienza storica, hanno utilizzato, anche in questo caso, l’armamentario teorico del principe dei filistei moderni, Immanuel Kant.

Il filosofo di Königsberg fu cosciente che la rivoluzione scientifica galileiana, dalle leggi “inesorabili” della fisica avrebbe raggiunto le leggi della natura della specie umana e della sua storia. La coscienza di ciò gli fu data dalla conoscenza del pensiero di Spinoza – “ il Mosè degli spiriti liberi e dei materialisti moderni”, Feuerbach (15)-, che metteva fine al dualismo spirito/materia e la libertà umana veniva individuata nella coscienza della necessità. Perciò Kant si affrettò a riportare la libertà umana nell’ambito della realtà spirituale e della “buona volontà”. Così Marx  ed Engels misero a nudo la meschinità del pensiero kantiano sulla questione:<< Questa buona volontà di Kant corrisponde completamente all’impotenza, alla depressione e alla miseria dei borghesi tedeschi, i cui meschini interessi non furono mai capaci di svilupparsi in interessi comuni di classe….Tanto Kant quanto i borghesi tedeschi, dei quali egli era l’encomiastico portavoce, non si accorsero che alla base di quei pensieri teorici dei borghesi [i borghesi rivoluzionari francesi] erano interessi materiali e una volontà condizionata determinata dai rapporti materiali di produzione; egli separò quell’espressione teorica dagli interessi che essa esprime>> e ne fece<< determinazioni pure della “libera volontà”>>, perciò << i piccoli borghesi tedeschi si ritrassero inorriditi dinnanzi alla prassi  di quell’energico liberalismo borghese appena esso si manifestò tanto nel Terrore quanto nello spudorato guadagno borghese>> (16).

1)La filosofia di Popper è un’apologia diretta del capitalismo nell’epoca della sua agonia avanzata- segnata da due guerre mondiali imperialiste, dalla rivoluzione russa e dalle rivoluzioni a cui dette impulso: <<Non per nulla Popper tornò ottimista da una visita negli USA, come  scrive nella prefazione all’edizione del 1950 di La società aperta ed i suoi nemici >>(17). L’imperialismo yankee nel giugno del 1950 iniziava l’aggressione imperialista alla Corea del nord che non accettava la divisione imperialista della  nazione coreana. Lo stesso anno inizia il maccartismo. La risposta interna ed esterna dell’imperialismo alla vittoria della rivoluzione cinese del 1949. Popper rientrava nel quadro dell’iniziativa politico-culturale della CIA per costruire una tendenza culturale mondiale di intellettuali “critici” della sinistra non comunista,  operazione che ha avuto uno straordinario successo, anche, nella produzione pittorica con il cosiddetto espressionismo astratto, contrapposto, apparentemente,  al realismo di Zdanov. Il vero obiettivo, però, erano le avanguardie dadaiste, futuriste in Germania e in Russia. A questo compito si dedicò lo sciamano dell’espressionismo astratto, Clement Greemberg, simpatizzante del Workers Party, il partito del rinnegato del socialismo scientifico Max Shachtman.

La politica dell’imperialismo, subito dopo la fine della seconda guerra imperialista, era l’ennesima verifica sperimentale che confermava la teoria dell’imperialismo di Lenin – un arricchimento del socialismo scientifico, così come la teoria degli equilibri punteggiati di Gould e di Eldredge è un arricchimento della teoria della selezione naturale. Per gli ideologi si trattava di combattere l’idea stessa di verifica della teoria. Verificare una teoria è farla vera: verum facere. Per Popper nessuna teoria può essere verificata. Le teorie per essere scientifiche devono essere falsificate, la sua scientificità è data dal grado di falsificabilità: <<..da un sistema non esigerò che sia capace di essere valutato in senso positivo una volta per tutte; ma esigerò che la sua forma logica sia tale che possa essere valutato, per mezzo di controlli empirici, in senso negativo: un sistema empirico per essere scientifico deve poter essere confutato dall’esperienza”(18). Per questa sua tesi è diventato famoso e influente, tale da diventare, dalla seconda metà degli anni settanta, la punta di lancia nell’offensiva contro il socialismo scientifico. Si pensi all’evoluzione di certi elementi della scuola di Ludovico Geymonat.

Il trucco di Popper consiste nel cercare di far passare la scienza e la sua storia reale per quelle che lui ha in testa. La  gabbia della logica in cui Popper ha voluto rinchiudere la scienza e la sua storia va in frantumi  non appena che si prenda in considerazione il momento fondante la scienza fisica e il suo metodo deduttivo-induttivo. Questo momento è storico, empirico, materiale e non logico , come vuol far credere Popper: le battaglie  di Galileo per il valore conoscitivo oggettivo del modello copernicano del sistema solare e il rogo per Giordano Bruno e per Giulio Cesare Vanini. Questi giganti non hanno dedicato e sacrificato la loro vita per falsificare le loro ipotesi ma per verificarle, per farle vere ! La posizione del cardinale Bellarmino che aveva la stessa concezione delle teorie scientifiche di Popper: le teorie sono solo congetture.

L’altra mistificazione di Popper è quello di attribuire ai galileiani l’idea che una verifica sperimentale sia da considerare l’ultima, “una volte per tutte”. La IV regola del filosofare  di Newton è stata scritta per prevenire la mistificazione di Popper: << Nella filosofia sperimentale [la fisica], le proposizioni ricavate per induzione dai fenomeni, devono, nonostante le ipotesi contrarie essere considerate vere o rigorosamente o quanto più possibile, finchè non interverranno altri fenomeni, mediante i quali o sono rese più esatte o vengono assoggettate ad eccezione. Questo dev’essere fatto affinchè l’argomento dell’induzione non sia eliminato mediante ipotesi>> ( Principi matematici della filosofia sperimentale, libro III, Regole del filosofare, p.p. 613, UTET). Al contrario di Popper, Newton era un combattente contro l’arbitrio e la prepotenza dei governi e dei potenti. Quando Giacomo II, nel suo tentativo di restaurare l’assolutismo, cercò di rimuovere dall’Università di Cambridge i docenti protestanti e installarvi quelli cattolici, Newton non si mosse da dov’era ed esortò, in un memorandum per l’Università, alla controffensiva: << Siate coraggiosi e aderite con fermezza alle leggi. Se un papista diventerà professore potreste averne a centinaia. Un onesto coraggio in queste cose vi assicurerà tutto, poiché la legge è dalla nostra parte>> (19).

Quella che Popper ritiene sia stata una grande sua scoperta, il ruolo della deduzione nel metodo scientifico, fu teorizzato, per primo, da Galileo:<< Pare che quello degli effetti naturali che la sensata esperienza ci pone dinanzi agli occhi o le necessarie dimostrazioni  ci concludono, non debba in conto alcuno esser revocato in dubbio>> (lettera a Cristina di Lorena, febbraio-marzo 1615). Sensata esperienza e necessarie dimostrazioni: il momento osservativo, la formulazione di un modello da cui si deduce il comportamento, la tendenza del fenomeno, la legge da verificare nell’esperimento, nella pratica. Il riconoscimento della verifica nel mondo della scienza di Popper non deve esistere, ciò significherebbe ammettere che le teorie verificate sono rappresentazioni oggettive del mondo. Nessun piatto empirismo nella scienza fisica, ma un modello matematico dei dati da sottoporre all’esperienza. Attribuendo alle teorie scientifiche solo il possesso del “verisimile”, Popper ripete le tesi di  Parmenide di Elea, il fondatore della metafisica (515 a.C-, 544 a.C).

Marx ed Engels, dal 1845, hanno dichiarato la loro adesione al criterio di verifica galileiano: <<La questione se al pensiero umano appartenga una verità oggettiva non è una questione teorica, ma pratica. E’ nell’attività pratica che l’uomo deve dimostrare la verità, cioè la realtà e il potere, il carattere terreno del suo pensiero. La disputa sulla realtà o non-realtà di un pensiero che si isoli dalla pratica è una questione puramente scolastica>>(Seconda Tesi su Feuerbach”). Engels confutando  Hume, Kant e i loro seguaci, ha ribadito la posizione del 1845: <<Esiste però anche una schiera di filosofi, i quali contestano la possibilità di una conoscenza del mondo, o almeno una conoscenza esauriente di esso. Tra i moderni appartengono a questa schiera Hume e Kant, che hanno avuto una parte molto importante nello svolgimento della filosofia. L’essenziale per la confutazione è già stato detto da Hegel, nella misura in cui si poteva farlo da un punto di vista  idealistico. Ciò che Feuerbach ha aggiunto da un punto di vista materialistico è più ingegnoso che profondo. La confutazione più decisiva di questa ubbìa filosofica, come del resto di tutte le altre, è data dalla pratica, particolarmente dall’esperimento e dall’industria. Se possiamo dimostrare che la nostra comprensione di un dato fenomeno naturale è giusta, creandolo noi stessi, producendolo dalle sue condizioni e, quel che più conta, facendolo servire ai nostri fini, l’inafferrabile “cosa in sé”  di Kant è finita>> (20).

 

3) Bernstein e Popper negano  la  possibilità della scienza storica perché quest’ultima non può formulare leggi precise e non può prevedere eventi specifici . Questi due filosofastri, che si sono riempiti la bocca con la parola “critica”, anche, in questo caso hanno dimostrato di essere dogmatici. I due – che a sproposito hanno attribuito al socialismo scientifico una visione unicamente meccanicistica del determinismo naturale- sono vittime del riduzionismo meccanicistico. L’unico tipo di legge che ammettono è quello della fisica. Ma il loro determinismo è quello formulato da Laplace, che, di fronte ai nuovi fenomeni della fisica dell’ultimo trentennio dell’ottocento e dei primi del ‘900, era completamente inadeguato. Dalla meccanica statistica di Boltzmann alla meccanica quantistica emersero nuove leggi  di impianto statistico, che non rientravano nel vecchio determinismo ma non lo smentivano,  ne relativizzavano l’oggettività al campo dei fenomeni del macrocosmo. Questo significava l’abbandono della causalità e della sua necessità? No. << Il problema importante, della teoria della conoscenza, che divide le correnti filosofiche, non consiste nello stabilire qual è il grado di precisione delle nostre descrizioni dei rapporti di causalità e se queste descrizioni possono espresse in formule matematiche precise, ma nel sapere se la fonte della nostra conoscenza di questi rapporti è nelle oggettive di natura o nelle proprietà del nostro spirito>> (21). La meccanica dei gas ci consente di prevedere il comportamento medio e non quello di ogni singola molecola componente.

La risposta di Plekhanov a Bernstein, che vale anche per Popper, è che la scienza storica, il materialismo storico, predice tendenze e non singoli eventi. Dal congresso di Parigi (1900) dell’Internazionale operaia socialista, in poi, si formularono  previsioni sul prossimo crollo economico, le cui manifestazioni sarebbero state crisi politiche e guerre tra imperialisti. Queste previsioni erano dedotte dalla legge della caduta tendenziale del profitto e dall’osservazione empirica (le “sensate esperienze” di Galileo): la concentrazione/centralizzazione nella forma del monopolio e la sequenza di  guerre di conquista imperialista “inaugurata dalla guerra cino-giapponese” (22). Nel 1909, ciò che era stato previsto nel 1900, non trovò nessuna smentita e Kautsky arricchì quella previsione:<< La guerra mondiale si avvicina in modo minaccioso. Ma l’esperienza degli ultimi dieci anni prova che la guerra significa la rivoluzione, la quale ha come conseguenza i più grandi spostamenti di forza sul terreno politico>> (23). La padronanza delle leggi storiche consente alla specie umana di impedire che si producano certi fenomeni e se ne sviluppino altri -a questo servono la conoscenza e la scienza. Se l’Internazionale Operaia e Socialista non riuscì a impedire la guerra non fu per un difetto di conoscenza e di capacità di previsione, ma per il tradimento della maggioranza dei suoi capi. Kautsky formulò con precisione la previsione ma non contribuì a predisporre gli strumenti dell’esperimento di verifica: il partito operaio rivoluzionario. Nel momento giusto per l’imperialismo tedesco, tradì.

La generalizzazione di Lenin sulla nostra epoca, di oscurantismo, di reazione,di guerre imperialiste e di rivoluzioni non è stata smentita e marciamo verso una sua ulteriore verifica. La previsione di Trotsky che in assenza di una rivoluzione politica antiburocratica, l’URSS sarebbe stata reintegrata nel capitalismo nella forma di colonia o semicolonia è, anch’essa in ulteriore verificazione.

Ha fallito le previsioni la classe dominante: la tesi che l’intervento dello stato, con politiche keynesiane, avrebbe evitato le catastrofi come quella seguita al crollo dell’ottobre del 1929 non solo è fallita alla fine degli anni 60 del scolo scorso, ma si è rivelato fattore stesso di crisi; la finanziarizzazione dell’economia e l’ideologia della globalizzazione hanno fatto bancarotta nel 2008 e la soluzione militarista predisposta dal Pentagono conquista settori sempre più vasti della classe dominante.

Ciò che noi verifichiamo non è l’esistenza di una particella subatomica, ma le condizioni di una lotta per la conquista del potere e, quando ci saranno, organizzarci per prenderlo. Questo fa la differenza fra le previsioni delle scienze naturali e quelle della scienza storica.

 

 

Gian Franco Camboni                                                                                                     Ozieri 21-maggio 2018

 

Note

  • Lenin in Materialismo ed empiriocriticismo, pag. 142-143edizioni Sapere 1970.
  • Bernstein, op.cit. pag 29-30.
  • Bernstein, op.cit. pag. 48
  • Bernstein, op.cit. pag. 42
  • Karl Marx, Il capitale, libro I, Terza sezione, cap.V, pp.gg. 195-196, Editori riuniti 1973
  • Ludovico Geymonat, in La storia del pensiero filosofico e scientifico, vol. IV, pag. 11
  • Engels sulla Rivoluzione scientifica: << Fu il più grande rivolgimento progressivo che l’umanità avesse finora allora vissuto: il periodo che aveva bisogno di giganti e che procreava giganti: giganti per la forza del pensiero, le passioni, il carattere, per la versalità e l’erudizione. Gli uomini che fondarono il moderno dominio della borghesia erano tutto, fuorchè limitati in senso borghese…….Gli eroi di quell’epoca non erano ancora sotto la schiavitù della divisione del lavoro, che ha reso così limitati ed unilateri tanti dei loro successori. Ma la loro caratteristica vera e propria sta nel fatto che vivevano e operavano, quasi tutti, in mezzo agli avvenimenti del tempo, alle lotte pratiche: prendevano posizione e combattevano anch’essi, chi con la parola e con gli scritti, chi con la spada, parecchi con ambedue. Veniva da ciò quella pienezza e quella forza di carattere, che li faceva uomini completi. Gli eruditi di biblioteca sono delle eccezioni: o gente di secondo o terzo rango, o filistei prudenti che non volevano scottarsi le dita sul fuoco Anche la ricerca scientifica si muoveva in mezzo alla rivoluzione generale ed era essa stessa rivoluzionaria: doveva lottare per conquistare lo stesso diritto di esistenza….l’atto rivoluzionario con il quale la ricerca scientifica proclamò la sua indipendenza, rinnovando insieme il gesto di Lutero che brucia le bolle papali, fu la pubblicazione dell’immortale opera con la quale Copernico – se pur esitando e per così dire solo sul letto di morte – gettò il guanto di sfida all’autorità della Chiesa nell’interpretazione dei fenomeni naturali. Data da quel momento l’emancipazione della ricerca naturale dalla teologia, seppure la separazione delle reciproche competenze si sia protratta fino ai nostri giorni e non si sia ancora compiuta in molte menti. Ma da quel momento in poi lo sviluppo delle scienze procedette con passi da gigante ed aumentò di forza, si potrebbe dire, in modo direttamente proporzionale al quadrato della sua distanza 8nel tempo) dal suo inizio. Sembrava quasi che dovesse essere dimostrato al mondo che per lo spirito umano, il prodotto più alto della materia organica, valeva da allora in poi una legge di movimento opposta a quella che regola la materia inorganica[legge newtoniana della gravitazione universale]( Introduzione – Dialettica della natura).

8) Francis Bacon, La Nuova Atlantide

9) Georgi Plekhanov, Preface to the Third Edition – Socialism: Utopian and Scientific, Marxist Internet Archive

10) G. Plekhanov, op. cit.

11)G. Plekhanov, op. cit.

12) Karl Marx , Frammento sulle macchine, in Quaderni Rossi n°4, pp.297-298-299.

13) G. Plekhanov in Per il sessantesimo anniversario della morte di Hegel, pag. 15, http://www.Rotta Comunista.org.

14) G. Plekhanov, in Lo sviluppo della concezione monista della storia, pag. 49, , http://www.Rotta Comunista.org.

15) L. Feuerbach, Principi della filosofia dell’avvenire, pag 137, Biblioteca Filosofica Laterza

16) L’Ideologia Tedesca, pag. 177, pag. 179, Editori Riuniti

17) Luciano Albanese, Popper maccartista, in Contro Popper, pag. 82,  Armando Editore

18)K. Popper, La logica della scoperta scientifica, cap. I, par. 6, pag.22

19)Newton, in Lo scienziato come ribelle, Freeman Dyson, pag.145, Edizione Le Scienze

20) F. Engels, Ludwig feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, pg. 36 Editori Riuniti

21) Lenin, Materialismo ed empiriocriticismo,pag. 129, Sapere edizioni 1970

22) Rosa Luxemburg, discorso al congresso di Parigi, in Antologia del pensiero socialista, Vol. III (1), pag. 50, Laterza

23)Kautsky, La via al potere, pp.161-162, Laterza.

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